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Bhopal e il disastro da tacere – La popolazione chiede giustizia
Scritto da Noretta82   
Mercoledì 27 Gennaio 2010 11:24
Nel Bhopal la popolazione chiede giustiziaEro su un sito americano e improvvisamente la mia attenzione è stata catturata da una foto di un bambino pelle ed ossa, deforme. Decido di indagare ulteriormente per sapere cosa fosse accaduto di così terribile. Purtroppo le mie aspettative non sono state smentite. Sono entrata a conoscenza di un disastro che non ha nulla da “invidiare” a Hiroshima e Chernobyl.

Nel 1984 nella notte tra il 2 e 3 Dicembre nel Bhopal (in India) ci fu quello che venne definito uno dei più grandi disastri della storia. Da uno stabilimento di pesticidi (la Union Carbide, multinazionale statunitense) fuoriuscirono tonnellate di isocianato di metile, una sostanza letale utilizzata non solo come pesticida, ma anche nella composizione del gas nervino. I sistemi di sicurezza e gli allarmi della fabbrica non si attivarono. L’isocianato di metile è estremamente  pericoloso se disperso nell’ambiente; basti pensare che se viene a contatto con l’acqua esplode e si disperde nell’aria; a questo punto può essere inalato da qualsiasi essere vivente, uomo compreso.Deformazioni causate dalle esalazioni chimiche

Fu proprio ciò che avvenne. In 72 ore circa 10.000 persone (abitanti delle zone limitrofe della fabbrica) morirono; altri rimasero shockati e ciechi; altri ancora persero tutto, compreso il bestiame, loro unica fonte di sostentamento. I più poveri non vennero curati perché i medici si rifiutavano di “toccarli”. Alcuni proprio per la gravità della patologia, ormai cronicizzata, persero il lavoro. La vita della povera gente divenne così ancora meno sostenibile.

Lo sdegno subentra quando leggo che dopo 25 anni la gente continua a subirne le conseguenze. Ancora oggi c’è chi continua ad ammalarsi di cancro, diabete, di difetti alla vista e di disturbi ormonali. Le zone attorno alla fabbrica sono ancora avvelenate (i laboratori di Greenpeace hanno verificato la loro tossicità svolgendo dei campionamenti sul suolo) e durante il periodo dei Monsoni a causa delle grandi piogge le sostanze tossiche penetrano nel suolo, raggiungono le falde acquifere e le tubature dell’acqua; quest’ultima raggiunge le case e una volta bevuta brucia lo stomaco, corrode la pelle e gli organi.Pericoloso persino il latte materno Finisce anche nel latte di madri che in tal modo “avvelenano” i loro figli senza saperlo.

Nel 2004, ben 20 anni dopo il disastro, la Corte Suprema indiana ha ordinato al ministro del Bhopal, l’avvocato Gaur, di risanare le acque. Peccato non sia stata mai effettuata nessuna bonifica, anzi il “saccente” ministro ha aggiunto che visto che lui non ha il cancro non è vero che nelle sue terre c’è ancora del veleno.

Ancora più riprovevole è la sua proposta di aprire le zone attorno alla fabbrica al pubblico come fossero cimeli di una triste storia con cui farsi pubblicità nel resto del mondo.

Alla fine qualcuno della Union Carbide (oggi divenuta Dow Chemical) La fabbrica distruttaha pagato per il disastro causato? Quattro anni dopo la tragedia il governo indiano e la fabbrica di pesticidi strinsero un accordo che prevedeva il risarcimento per i malati e per le vittime. In realtà ad ogni persona sono toccati solo 300 dollari, neppure necessari a comprare le medicine per curarsi. I legali dei sopravvissuti, Amnesty International e Greenpeace stanno lottando affinchè quelle terre vengano bonificate a spese della multinazionale e perché si smetta di violare i diritti umanitari della gente.

Fortunatamente nel 1996 la Clinica di Sambhavna ha aperto le proprie porte ai sopravvissuti al disastro offrendo loro medicine più all’avanguardia e terapie omeopatiche, il tutto senza pagare neppure un dollaro.

Mi è sembrato giusto portare alla luce questa triste realtà indiana dimenticata; di ingiustizie nel mondo ce ne sono fin troppe e alle volte la nostra “indifferenza” è dovuta alla scarsa informazione dei fatti. Solamente adesso posso dire di “sapere” e di essere solidale con la gente del Bhopal.

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