Home Altro in Cronache dal Mondo Commercio video di violenze agli animali, si’ della Corte Suprema USA
Commercio video di violenze agli animali, si’ della Corte Suprema USA
Scritto da Claudio Schirru   
Venerdì 23 Aprile 2010 15:11

Corte Suprema degli Stati UnitiDove si trova il confine tra libertà d'espressione e rispetto? Spesso è molto sottile e facile mancare in uno o nell’altra pur di rispettarne la controparte. Tipico esempio ne è la pronuncia della Corte Suprema...

degli Stati Uniti, paese che su questo tema da sempre dimostra notevoli sforzi di equilibrio, accompagnati spesso da incredibili contraddizioni. Nel caso specifico, il Giudice Roberts ha deciso in favore del ricorrente, Robert Stevens, condannato in principio per aver pubblicato e messo in vendita sul suo sito video di violenti combattimenti tra animali. A questo punto si apre il dibattito su cosa fosse realmente giusto fare, se permettere la pubblicazione di quel tipo di materiale a fini commerciali o se vietarlo (con magari alcune specifiche migliori, leggere sotto) come aveva fatto il Governo Centrale degli Stati Uniti d'America.

Le Premesse e le motivazioni della sentenza –

Robert Stevens inizia a pubblicare sul suo sito i video in oggetto, avviando al contempo la loro vendita. I video riscuotono un certo successo, ma in virtù della legge in vigore dal 1999 la sua attività commerciale viene considerata fuorilegge e viene condannato a 3 anni di prigione. La proposta legislativa era stata avanzata per arginare il crescente mercato commerciale di video violenti ai danni di animali, frutto di tViolenze sugli animaliorture, sevizie e combattimenti.

La sentenza del Giudice Roberts ribalta la condanna e dichiara incostituzionale la legge in base al Primo Emendamento, che garantisce la libertà d’espressione; inoltre esiste già una legge che proibisce le violenze sugli animali. Esprime in particolare un parere negativo sulle specifiche che dovevano identificare i video da condannare, in quanto erano troppo ampie e nelle quali rientravano ad esempio anche alcuni documentari e inchieste giornalistiche sulla caccia. In un commento, lo stesso Giudice Roberts ha riferito: “Non possiamo permetterci di lasciare in vigore una legge incostituzionale solo perche’ il Governo ha promesso che vi avrebbe ricorso responsabilmente”.

Opposto l’orientamento italiano –

Nel vecchio continente l’orientamento appare diametralmente opposto. I fatti in questione risalgono al Settembre 2006, quando quattro ragazzi torinesi filmano alcuni maltrattamenti perpetrati ai danni di un disabile e li pubblicano su Google Video. Uno di loro arriva anche a fingersi appartenente all’Associazione benefica che dà sostegno al ragazzo ed alla sua famiglia, la “ViviDown”. Dopo anni di dibattimento, e prese di posizione varie delle istituzioni (il comune di Milano si e’ costituito Parte Civile insieme all’Associazione, mentre critiche sono arrivate dall’allora Ministro della Pubblica Istruzione Fioroni Bullismo su  ragazzi disabilisulla sentenza), lo scorso 24 Febbraio sono stati condannati tre dirigenti Google a sei mesi (per culpa in vigilando, omissione di vigilanza), mentre per i ragazzi solo pene lievi vista la giovane età e varie attenuanti riconosciute. Il caso lascia ancora aperti interrogativi legati all’effettivo carattere del servizio, più simile ad uno spazio libero (sia pur in certi limiti sottoposto a controlli) e la mole di pubblicazioni rende difficile un reale controllo; inoltre da molti viene ritenuto un episodio potenzialmente “pilota” per future iniziative legislative in merito agli spazi internet.

L’interrogativo che nonostante tutto sembra ancora non avere una vera risposta resta lo stesso dell’inizio: “Dove si trova il confine tra libertà d'espressione e rispetto?”.

 

Per approfondire:

IlPost.it 

The Washington Post

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